Vi era immeninete tempesta dell'anima che danzava su baratri ricoperti di gigli neri. Anima che al freddo vento che spirava, tremava inquietata ,da una primavera che freddo le induceva.
Non vi era riparo per quella danza cosi' frenata, non vi era la spiegazione per quel mancato calore.
Lo scenario tanto confuso di un giardino, in cui dovevano esserci le meraviglie piu'attese, ma che solo frigida essenza s'avvertiva.
Da cielo discese lento discese un velo di bianco e fino zucchero, addolcendo forme e graziose parole. Nel consufo parlare , nacque l'inaspettata sorpresa. Colmando tutto l'essere , portandolo il sogno piu' bello, di luccichii non vani, di profumi inebrianti. Niente baratri ma enormi distese di girasoli protesi verso il cielo, per renderlo partecipe della loro liberazione, rinascita. Piena, piena di vita, l'anima , sfugge a piedi scalzi nell'enorme distesa del vivere.


