
La musica riprese a suonare nella stanza, il Giullare svolse cio' per cui era stato chiamato quel meriggio. La Principessa si alzò dal suo posto regale quando il sol calava, con una gioia nel cuore. Possedeva un sogno e nessuno gli e l'avrebbe sottratto.....
Quarta Parte :
Da quel dì ogni meriggio s'ebbe un incontro altrettanto dolce e romantico, fino a quando per entrambi nacque il bisogno di osare . La Principessa chiese di aver la presenza del Giullare a corte ogni momento della giornata. Il Principe senza dubitare della sua futura sposa l'accontentò, quasi le stesse concedendo una gemma preziosa o un abito, un capriccio di cui nemmeno lui ne conosceva la grandezza.
In una fredda notte autunnale, Principessa dopo la cena si avvio giù per il grande salone ove si tenevano canti e balli fino a ore tarde.L'apio vestito color smeraldo le ondeggiava sotto i passi svelti e quasi scomposti, mentre l'esili mani stringevano la stoffa raffinata sollevandola da terra affinché potesse essere più svelta.Il richiamo del suo liuto l'attirava in quella corsa sfrenata.
Giunta nel salone il suo sguardo non scivolò a lungo altrove.Il Giullare vestito di un porpora accesso e con il consueto cappello tintinnante levò il capo e smise per attimo di suonare. Il cuore gli si era fermato davanti a così tanta bellezza, semplice e delicata come una rosa che non appassirà mai, riprese a suonare solo quando ella mosse i primi passi verso di lui.
La sua sedia era posta a pochi passi dal Giullare come da lei richiesto, ogni sera restava lì seduta quieta come un uccellino che ascolta il canto della propria madre, attendeva finché tutti non se ne fossero andati per poterlo sfiorare ,mano nella mano, non osando, poiché il timore l'assaliva ad ogni peccato che si concedeva.Quella notte non dovettero attendere molto per restare da soli,era appena passata la dodicesima ora suonata dalle campane e il grande salone era deserto.
Principessa: "Le mie preghiere questa sera Morfeo ha udito, siamo soli finalmente mio Giullare"
Giullare: " Mia adorata Principessa, perdonate, ma vi debbo confessare qualcosa che in cor mio ho tenuto segreto, le parole non mi vengono da solo, le suonerò e voi ascoltate"
Lo sguardo di ella, perplesso rimase e quasi attaccata da una paura assai grande rimase immobile ad ascoltarlo, egli prese a suonare una melodia lenta e contornata di malinconia.Il suo canto narrava di quanto la disperazione per un amore impossibile l'avesse portato a non sperare ad abbandonare quel sogno,fingere e ancora giocare, fino in altre braccia finire e dunque confessare di aver solo una storia narrato.Il liuto fermò la danza di quelle parole amare come il peggior veleno di una strega e con esse finirono anche le lente e calde lacrime che solcavano il viso delicato della Principessa.
Principessa: " Come avete potuto, come? Chi è costei che vi ha distolto dalla nostra poesia? "
Il Giullare scosso dalla voce tremate della Principessa esito a risponderle, nel cuor era consapevole del dolore che stava causando, eppure levando il cappello dello scherno in turbinio di tintinnii fece un sospiro prendendo coraggio, senza che ella gli e lo ordinasse si alzò dal suo posto portandosi innanzi alla figura della Principessa affranta.
Giullare: " Mia Signora, io vi sono grato poiché per molto tempo Principe mi sono sentito grazie alle vostre parole,colei che il cuor mi ha rubato non la conoscete e di ella il mio cuore ora è colmo. Odiatemi se vi riesce, io v'ho solo servita come un Giullare. Cantare e inventare è il mio mestiere, ho fatto ciò che volevate e se permettete ora mi vorrei da voi congedare"
Non uscirono altre parole, sarebbero state colme di rancore , odio e forse amara consapevolezza.La Principessa fece un cenno del capo e socchiuse gli occhi affinché il suo sguardo non vedesse il Giullare allontanarsi.In quella stanza mentre la brezza estiva smuoveva le tende a festa ornate e il silenzio si impossessava dei singhiozzi di una Principessa, si comprese che di un Giullare non ci si può fidare e nemmeno ad un lieto fine si può sempre arrivare.
Fine.
P.s.
è quasi passato un anno da quando scrissi le prime parti, ma credo che ogni cosa debba avere un inizio e una fine, forse questo era il giusto momento.


