scritto da Arienwen il martedì, ottobre 17, 2006,19:03

Se adesso tutto si potesse fermare.

Se adesso il mio cuore la smettesse di battere a questa velocità.
Se adesso  la smettessi di sentirmi inadeguato.
Se adesso finalmente mi sentissi pronto.
Se potessi esssere trasparente.
Se potessi essere invisibile.
Se potessi essere una presenza che esiste solo per te.
Se semplicemente la smettessi di vergognarmi per quello che sono.

Ti aggorgesresti che non riesco a confondermi con gli altri.
Ti accorgeresti dei miei occhi smarriti.
Vedresti un anima pesante, schiacciata da troppe paure.
Ali che non sanno volare.
Una melodia che non ha ritmo.
Un altalena che arranca.
Un corpo nudo del quale ridere.
Sentiresti pensieri che si contraddicono.
E convinzioni che si smontano.
Ascolteresti una voce stonata.
La voce di un vecchio che vuole tornare bambino.
E di un b ambino che si sente vecchio.

..:Parlami d'amore:.

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scritto da Arienwen il venerdì, settembre 15, 2006,15:03

Periodo della recita Pasquale. Maria fa storie,non vuole indossare il vestito rosa,l'angioletto. Raso lungo fino ai piedi e due ali e un'anima di filo di ferro a sostenerle le ali. La madre di Maria sa come fare.

«Gli angeli volano
»dice.

Maria bambina che ammira sua madre. Cinema. Non poteva sperare tanto. Non poteva sapere. Manca una settimana alla recita, Maria non ce la farà mai ad aspettare tutto questo tempo. Troppo, troppo lungo questo suo tempo. Si sottopone alle varie proVe del vestito. Una fiaba. L'ago che cuce le pieghe è una bacchetta magica. Certi vestiti sono incantati. Una nuova pelle , un vestito da angelo,pelle d'angelo.
Maria bambina: volerai, le ha detto sua madre. E' una bambina buona, all'improvviso. Dritta, ferma a tutte le prove.
Un' angelo davvero. Maria che sogna, prova a sentire, in anticipo la sensazione di perdere peso. Accadrà. Guardare dall'alto, da lontano, la sua casa minuscola. Nuotare a larghe bracciate nelle nuvole. Rigirarsi in capriole e giravolte senza fatica. Aspetta, aspetta Maria, abbi fede. Non ci crede , Maria, quando indossa il vestito non succede nulla .Per qualche strano motivo non vola. Aspetta ancora, ancora qualche minuto e poi altri. Come si fa, ci sarà un pulsante, una parola da pronunciare, un modo per avviare il movimento.
La parola da pronunciare , la pronuncia sua madre:

«Dicevo tanto per dire».

Pianto fastidioso di una bambina che era buona. Ci sono parole dette tanto per dire? Ci sono. E come sono fatte queste parole? Maria bambina che impara due cose sul mondo. Primo.  Non c'è alcun volo che l'aspetta.  Secondo.  Sua madre dice le cose belle tanto per dire.

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scritto da Arienwen il giovedì, agosto 31, 2006,15:54

La musica riprese a suonare nella stanza, il Giullare svolse cio' per cui era stato chiamato quel meriggio. La Principessa si alzò dal suo posto regale quando il sol calava, con una gioia nel cuore. Possedeva un sogno e nessuno gli e l'avrebbe sottratto.....
 
 Quarta Parte :
 
 Da quel dì ogni meriggio s'ebbe un incontro altrettanto dolce e romantico, fino a quando per entrambi nacque il bisogno di osare . La Principessa chiese di aver la presenza del Giullare a corte ogni momento della giornata. Il Principe senza dubitare della sua futura sposa l'accontentò, quasi le stesse concedendo una gemma preziosa o un abito, un capriccio di cui nemmeno lui ne conosceva la grandezza.
 
 In una fredda notte autunnale, Principessa dopo la cena si avvio giù per il grande salone ove si tenevano canti e balli fino a ore tarde.L'apio vestito color smeraldo le ondeggiava sotto i passi svelti e quasi scomposti, mentre l'esili mani stringevano la stoffa raffinata sollevandola da terra affinché potesse essere più svelta.Il richiamo del suo liuto l'attirava in quella corsa sfrenata.
 
 Giunta nel salone il suo sguardo non scivolò a lungo altrove.Il Giullare vestito di un porpora accesso e con il consueto cappello tintinnante levò il capo e smise per attimo di suonare. Il cuore gli si era fermato davanti a così tanta bellezza, semplice e delicata come una rosa che non appassirà mai, riprese a suonare solo quando ella mosse i primi passi verso di lui.
 
 La sua sedia era posta a pochi passi dal Giullare come da lei richiesto, ogni sera restava lì seduta quieta come un uccellino che ascolta il canto della propria madre, attendeva finché tutti non se ne fossero andati per poterlo sfiorare ,mano nella mano, non osando, poiché il timore l'assaliva ad ogni peccato che si concedeva.Quella notte non dovettero attendere molto per restare da soli,era appena passata la dodicesima ora suonata dalle campane e il grande salone era deserto.
 
 Principessa: "Le mie preghiere questa sera Morfeo ha udito, siamo soli finalmente mio Giullare"
 
 Giullare: " Mia adorata Principessa, perdonate, ma vi debbo confessare qualcosa che in cor mio ho tenuto segreto, le parole non mi vengono da solo, le suonerò e voi ascoltate"
 
 Lo sguardo di ella, perplesso rimase e quasi attaccata da una paura assai grande rimase immobile ad ascoltarlo, egli prese a suonare una melodia lenta e contornata di malinconia.Il suo canto narrava di quanto la disperazione per un amore impossibile l'avesse portato a non sperare ad abbandonare quel sogno,fingere e ancora giocare, fino in altre braccia finire e dunque confessare di aver solo una storia narrato.Il liuto fermò la danza di quelle parole amare come il peggior veleno di una strega e con esse finirono anche le lente e calde lacrime che solcavano il viso delicato della Principessa.
 
 Principessa: " Come avete potuto, come? Chi è costei che vi ha distolto dalla nostra poesia? "
 
 Il Giullare scosso dalla voce tremate della Principessa esito a risponderle, nel cuor era consapevole del dolore che stava causando, eppure levando il cappello dello scherno in turbinio di tintinnii fece un sospiro prendendo coraggio, senza che ella gli e lo ordinasse si alzò dal suo posto portandosi innanzi alla figura della Principessa affranta.
 
 Giullare: " Mia Signora, io vi sono grato poiché per molto tempo Principe mi sono sentito grazie alle vostre parole,colei che il cuor mi ha rubato non la conoscete e di ella il mio cuore ora è colmo. Odiatemi se vi riesce, io v'ho solo servita come un Giullare. Cantare e inventare è il mio mestiere, ho fatto ciò che volevate e se permettete ora mi vorrei da voi congedare"
 
 Non uscirono altre parole, sarebbero state colme di rancore , odio e forse amara consapevolezza.La Principessa fece un cenno del capo e socchiuse gli occhi affinché il suo sguardo non vedesse il Giullare allontanarsi.In quella stanza mentre la brezza estiva smuoveva le tende a festa ornate e il silenzio si impossessava dei singhiozzi di una Principessa, si comprese che di un Giullare non ci si può fidare e nemmeno ad un lieto fine si può sempre arrivare.
 
 Fine.
 
 P.s.
 è quasi passato un anno da quando scrissi le prime parti, ma credo che ogni cosa debba avere un inizio e una fine, forse questo era il giusto momento.

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scritto da Arienwen il sabato, ottobre 15, 2005,17:56

Il Cherubino


Ultima Parte

Questa volta fu la ragazza ad avventurarsi all'altezza del cielo coperto di stelle e nuvole soffici, lì aveva il suo appuntamento con il Cherubino.Piccola fanciulla entusiasta di poter mirare con i suoi occhi ingenui il mondo che apparteneva al Cherubino,ciò che era casa sua.La ragazza si lasciò alle spalle quella dozzina di giorni che come petali neri avevano offuscato il sole e la luna ogni dì, avevano reso ovattato il trascorrere del tempo.Lunghe le ore che trattennero la giovine su quel solito ferro che era mezzo pesante, unico modo per i due di incontrarsi.Per lei non vi fu emozione più grande scender quei gradini e potersi guardare attorno soddisfatta di dove era giunta.Qualcosa però qualcosa le diete lo sconforto l'arrivo di lui non fu come il solito forse ignara di quello che doveva avvenire non diede peso a quel sorriso ostentato che vide sul volto del Cherubino.

Trascorse il primo giorno fra le note di una musica soffice e soddisfacente per entrambi, in una notte priva di sonno e composta di tenerezze che erano rimaste assopite fino a quel momento.La nuova alba da quell'altura le iniziò a dare il giusto peso alle nuvole.Ebbe modo di conoscere la Creatrice , con dovuto rispetto seppe mostrarsi la ragazza poichè mai avrebbe voluto rovinare un sol attimo con il Cherubino.Agli occhi di ella però un sentore una sensazione si palesava beffarda ed infida, le spegneva la consueta gioia e desiderava solo la notte per poter chiudere gli occhi e restar con se stessa.Il calar dell'astro avvenne e ancora una volta l'incudine scese a gravare nei suoi pensieri.

Un banchetto con commensali ignoti,tranne una, furono l'oggetto della serata.Il Cherubino si mostrò nel suo distacco, perfettamente gioioso e tranquillo, la ragazza fuggiva come poteva da quello iniziava a soffocarle il respiro e le donava il senso d'inadeguatezza.Nubi di fumo erano l'uscita che le davano modo di sputare fuori il fiato che tratteneva,ma paziente tutto sopportava poiché a lui era votato, anche ora che inziava a veder sparire le ali che lui portava.Tornò la notte l'ultima in quel castello di passaggio per la ragazza e fu proprio quella notte a darle il giusto schiaffo, a scalfire quell'animo sognante, forse troppo:" Bambina"disse la notte nel suo manto bluastro:"anche le nuvole hanno consistenza e come freddo marmo ora possono accoglierti".

L'insofferenza allora divenne la compagna di quella giovine che osservava il suo pensier più prezioso e si straziava di dubbi e incertezze, non aveva coraggio ad abbandonarsi ai suoi pensieri e ostentava sorrisi e parole coperte da una maschera spessa come la falsità che avvertiva.Giunse il fatal ritorno e con la certezza nel cuore ella sali' nuovamente i gradini che sulla terra sua natia l'avrebbero condotta.L'osservava mentre la porta si chiudeva e in quell'istanti volse a lui il suo addio.

Addio labbra non avrete più il sapore.
Addio braccia non avrete nulla da stringere.
Addio occhi carezzate quel volto per l'ultima volta.

Il nuovo giorno al risveglio fra le coperte e l'ambiente familiar le diedero la conferma di ogni pensiero.Le lacrime si abbandonarono nel loro lago, il cuore si distrusse in mille pezzi e formo quel che ora resta in un angolo nascosto e silenzioso,la fine giunge insieme alle sue concubine infide bugie.Il Cherubino pieno di lui, prese la decisione voltò le spalle alla ragazza, fra i lamenti e le grida che non lo scalfivano lui gettò la maschera che aveva indossato, in questo gioco che doveva non averlo divertito fino alla fine.Lei vide e comprese e volgendo ora solo innanzi a sè lo sguardo ,abbandonò il mirar del cielo ,apprese quanto le mezze verità sappiano danzare così bene e quando i sogni abbiano sussurrato le false speranze al suo orecchio.


Fine.

P.s.Cincia grazie ad avermi spronata a terminarla.E' giusto che le favole abbiano la loro fine.


 

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scritto da Arienwen il lunedì, settembre 26, 2005,18:31

•)×Il Cherubino×(•

Il nuovo incontro avvenne, il cielo si rifiutò di mostrare il suo astro brillante, poiché privo di quel Cherubino che tanto ama, addolorato per la sua scelta di vivere una vita fra nuvole e terra.Pioveva quando i due intrapresero un viaggio lungo un'altura silenziosa e sperduta.

Non era solo il sorriso a rendere tutto complice e speciale, tutto l'istante, ogni minimo secondo che trascorreva era un supplizio di pura magia.
Il loro camminare lento venne a chiudersi, le nuvole non avevano piu' consistenza per il Cherubino e la ragazza, sfiorarle era solo un apice minimo che gli veniva offerto.Piu' sopra ancor piu' sopra essi insieme sapevano di poter arrivare.

Il mondo crollava al di fuori di quattro mura tinte di un bianco brillante, il freddo stringeva la sua morsa intorno alla vegetazione.Lo scrittore lasciava scivolare il pennino intinto d'inchiostro su una trama che pareva non avesse fine.

Il sigillo, caldo e forte abbraccio , morbida sensazione di tepore che non scala solo le carni, ma avvolge l'anima in quell'istante,anima che nel suo compiersi non riusciva a divincolarsi, poichè dentro quei corpi voleva restare.
La notte fonda giunse con il suo manto bluastro , il vociare di estranei invitati a danza dalla ragazza , sfilarono innanzi al Cherubino, egli osservava con occhio attento e nulla proferiva se non ancora quel sorriso.

Dipendenza come l'elisir piu' prelibato, quel sorriso faceva trionfare la vita nella ragazza che aveva deposto le armi da guerra e semplicemente ammirava tanta beltà, mai vista.
Gli anni apparvero come un piccolo lasso di tempo, attimi in cui quegli sguardi erano stati privati della vista per cause a loro ignote o forse troppo chiare.Mano nella mano, braccia nelle braccia ancora ad assaporare il tempo che la distanza rende futile.

In quelle quattro mura che divennero il regno, la fuga per la riconciliazione, il nido del Cherubino e la ragazza,rendendo le soffici mante che Morfeo stendeva sulle menti altrui,il via libera lasciando spazio a sospiri e trepidazioni del cuore.

Il cuore della ragazza , mai tanto aveva battuto,mai tanto aveva sentito colmare in lei quel sentimento che credeva di conoscere a perfezione.Il destino tanto beffardo l'aveva illusa fino a quel momento, aveva legato alle sue dita finte maschere di bella presenza, per farle credere che quel che aveva era amore.Ora di quell'astuto insegnamento del detentore dei dolci sogni,ella non aveva bisogno,non aveva bisogno di sognare, nel sogno viveva ,fra le braccia del Cherubino giungeva silenzioso l'appagamento senza fine.

Piccoli gesti che colmano gli spazi infiniti , dando modo a spazzi di stelle di danzare all'interno di camere senza vista su oceani o panorami da mozza fiato, ma imposte chiuse che celano agli stolti la verità piu' perfetta.
Una fine non avvenne, sebbene l'orologio testardo avesse continuato a mandare avanti le sue lancette, ignorando le suppliche della ragazza,il Cherubino dovette tornare fra le nuvole lontane, per fare ritorno al suo trono trionfante.

Pioveva , sottili gocce che simili a petali trasparenti di fiori invisibili,discendevano sui loro abbracci fra vapori e ferri piegati, fra il pullulare di gente che osservava e forse sorrideva,oppur tanto si rattristava.Una porta aperta , un portale per un viaggio profondo quanto breve, attendeva alle spalle del Cherubino.Le braccia della ragazza lo strinsero, forte, abbastanza da lasciarsi uscire dalle labbra le fatali parole.Immediata risposta, sgattaiolò fuori dalle labbra del Cherubino.

Tre minuti, ancora tre amore.. un minuto,resta un minuto per poterti dire ....

Fine seconda parte

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scritto da Arienwen il martedì, settembre 20, 2005,14:07

•)×Il Cherubino×(•




In una fredda notte, mentre si vestiva a festa lo

scherno e gioia, un Cherubino s'immedesimava in

una favola fantastica sua una città inesistente.Egli

tanto ignaro di quel che doveva accadere, se ne

stava fra le miriadi di persone che in quella notte

fonda si dilettavano come lui ad interpretare una

vita che non c'è.

Accade che una giovine ragazza fu attratta dal

Cherubino, insolito e inspiegato fu il loro incontro.

Due, tre parole dette per la circostanza che volle

accomunarli quella notte.Nulla conoscevano l'uno

dell'altro, nulla oltre a quella parte inscenata era

stato mostrato.

Trascorsero i giorni, trascorsero ancora le ore,

caddero le maschere di scena e si mostrarono il loro

vero volto. Fu lì che la ragazza non seppe

nascondere il rossore, lo scalpitare del cuore e

ricevette a sua volta altrettante emozioni.

Il cherubino la lasciava sognante e sospesa sulle

nuvole di cui era padrone, ella si lasciava ogni volta

condurre lì da lui per entrare in un mondo che era

solo loro.

Tanta gioia non può esser scalfita se non dal letale

dubbio che la verità ben vestita stia giocando come

se fosse carnevale , così l'incertezza lo sconforto si

fece strada nel cuore della ragazza. Il Cherubino

partì per un viaggio e il loro volare lontano, divenne

un vago ricordo.

Ahi quante lacrime furono versate e quando dolore

colse entrambi , ma le parole questa volta non

furono dette e la distanza prese il sopravvento , le

bugie indossarono l'abiti della verità,così agghindate

e belle sussurrarono vie sbagliate alla ragazza e a

loro volta al Cherubino.

Una maschera però non può esser indossata in

eterno,ciò avvenne quando il castello di mura fragili

come marzapane in cui la ragazza s'era rinchiusa

crollò.Il Cherubino tornò da ella, limpido lo sguardo,

ricce le chiome castane, delicato il sorriso.I volti si

avvicinarono,il pupulare di gente intorno si dissolse,

appena il naso si sfiorarono in una perfetta

armonia.Non fi fu resistenza alcuna poiché quel che

doveva accadere, successe.

Un sigillo che mai si potrà cancellare.

Destino volle che il Cherubino ancora una volta

riprese un viaggio verso le nuvole sue dimore,la

ragazza confusa e spaesata commise l'errore piu'

grande, scegliendo le mura di marzapane a quel cielo

limpido.

In esse per anni restò rinchiusa, per anni lo

sfavillare lento nei suoi cocchi color dei prati incolti,

non si accese mai ,mai come con il Cherubino.Cercò

ostinata di dimenticare quell'angelo che le era stato

concesso d' incontrare.Non bastarono mai i graffi

nell'anima a fermarla, divenne non piu' una semplice

ragazza, forse una donna consapevole del suo

destino.

Fu ancora in una notte ,fredda e insolita che i due si

rincontrarono.Fu nuovamente favola e nuovamente

magia.Ella tornò a sospirare osservando la volta

celeste ,lui torno a donarle quel sorriso che

imparagonabile, irradia il cuore come nulla potrà

mai fare.

Fine prima parte.

 

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scritto da Arienwen il sabato, dicembre 11, 2004,14:05

Terza Parte:

Il Giullare or si ritrovava nella stanza, con la Principessa tanto amata. Non esito subito a suonare per rompere la tensione che sentiva salire dentro di se. Si affidò alle corde del proprio liuto , adagiandosi composto sopra una poltrona posta innanzi alla di lei figura, lascio scivolare le dita tremanti sopra quello strumento. La Principessa sorrideva , colma di tale gioia e osservava attenta il Giullare, come a voler inseguire ogni brivido che la scuoteva.
Quella melodia improvvisata fu interrotta dopo poco, la Principessa tossi appena per poi sorridere e far cenno con la mancina al Giullare di fermarsi. L'uomo dal cappello pieno di tintinnii , si scosse come sorpreso e obbedì a quel volere immediatamente. Attese parola da quella posata figura che aveva innanzi.

Principessa: "Perdonate se interrompo questo grazioso riecheggiare di note. Mi aggraderebbe conoscer qualcosa di voi"

La sfrontatezza di quelle parole, fece quasi scappare un lieve rossore sulle gote di quel candido viso.La Principessa sorridente restava composta ad osservarlo persa il quella stanza che le pareva rinchiuder ogni proprio sogno.

Giullare: "Mi onorate Principessa, ma mi domando come voi possiate esser interessata a un umile Giullare. La mia vita non è nulla confronto a voi."

Proferisce a capo basso le soavi parole rivolte a lei, senza alzar lo sguardo per non inciampare il quel senso di scioltezza che provò in altri luoghi , ma sempre innanzi a lei.

Principessa: "Credete che lo sfarzo regni nella mia mente? Messer vi vedo al mio pari, poiché tale è il mio pensiero vi ridomando , sarei lieta di saper di voi"

Giullare: " Se questo è il vostro volere, io vi rispondo che ben poco c'è da dire, se non la mia passione per la musica ed il mio provenir da terre assai lontane."

Sul volto della Principessa un dolce sorride si estese, ascoltava attenta, come una scolaretta e attendeva il seguito.

Principessa: " Vi prego continuate, avvicinatevi vorrei potervi oder  meglio. Non temete di narrare eventi o di levar la maschera di giocosità che portate"

Il Giullare annuendo con il capo, porta la destra sopra ad  esso levando il cappello tintinnate. Raggiunge  la Principessa fermandosi innanzi a lei a pochi passi. L'osserva estasiato.

Giullare :" Il cuor puo' cantare quanto gioia a esso recate con queste domande. Principessa, sono solo un poeta, cosa v'attendete da la vita di un cantore?"

Principessa: "Sogni frutto della vostra fantasia, fondendola alla mia , frutto di chi oltre queste mura non può sognare, ma dal vostro sguardo si è fatta rapire."

Il Giullare quasi meravigliato sorride a quelle parole, flette la gamba destra posando il ginocchio a terra e sostenendosi sulla sinistra flessa le risponde.

Giullare: " Il mio sguardo v'ha rapito, Principessa siete voi che m'abbagliate come l'alba che appena sorge. Quale complimento non piu' dolce potrebbe uscire dalle vostre perfette labbra?"

Porge la destra al Giullare , la Principessa adagiata in quella poesia che sanno lasciando fluire dalle labbra di entrambi. Un timore per un attimo l'assale , il Principe li potrebbe udire .
 
Principessa:" Potrei asserire tanto, quando neppur immaginate. Questo luogo e questa vostra posizione non è consona al momento. Colui che mi possiede potrebbe travisare, e farmi rinunciare a questo dolce solfeggiare"

Il Giullare lento porta alle labbra quel palmo delicato sfiorandolo appena.

Giullare: " Principessa , non rischierei per nulla al mondo di non godere di tale gioia innanzi a voi. Se temete tale fato allor riprendo il mio suonare e mi limiterò a osservarvi"

Principessa: " Sia cosi', mio dolce Giullare, poiché a volte muri hanno occhi e orecchi da poter riferire."

La musica riprese a suonare nella stanza, il Giullare svolse cio' per cui era stato chiamato quel meriggio. La principessa si alzò dal suo posto regale quando il sol calava, con una gioia nel cuore. Possedeva un sogno e nessuno gli e l'avrebbe sottratto.





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scritto da Arienwen il martedì, novembre 30, 2004,13:42

 Parte seconda:

 

Quella notte il canto e le risa si confusero e diedero la loro conclusione ad una serata di presentazione. Il Principe , su richiesta della Principessa, non pose ella la sua domanda. Lei domando di grazia del tempo per ambientarsi in questo nuovo regno, di capir appieno il suo cuore.

Giusto il cuore, ora lascia un sospiro, lungo quei passi che conducono la sua mente alla dimora sii morbida della notte. A lungo il sonno tardò, prima di entrare in punta di piedi nella camera , sotto le fine lenzuola, la Principessa restò sola osservando il cielo, a sentire ancora dentro se quel tintinnio e il dolce cantare.

Non vi apportò risposta a tutte quelle sue domande, sgattaiolate leste dopo quello sguardo, mentre ella posava, con la sua maschera di regale sul viso, poco faceva trasparire, quel tremore del cuore che avvertiva. Lo sentiva mentre le mani tremanti abbellite da suntuosi gioielli sembravano spoglie e timide come un albero autunnale.
Il dì venne ben presto, alla buon ora ella si reco dal suo futuro Signore, per domandarli desiderio.

Gli domando , forse oso troppo, ma ella doveva. Chiese al Principe , chi fosse il Giullare, espresse il suo piacere , nel ripeterlo ascoltare, nella sua arte così grande.

 

Principessa: “ Mio Signore, perdonate il mio ardire, potreste svelarmi tal mistero di curiosità. Chi si cela sotto quel talentuoso Giullare?”

 

Principe:"Principessa, mi duole dirvi che affatto conosco i nomi di coloro che lavorano sotto le mie dipendenze, specie di un giullare

 

Principessa:"Io vi domandavo se .. se mai potrei risentirlo cantare. Mi renderebbe molto lieta, tale grazia da voi concessa

 

Principe: “Se è solo questo che volevate , potevate ben dirlo prima . Lo rifarò chiamare da un messo, nel meriggio risentirete tutti i canti che vorrete.”

 

Tutto ciò porto un enorme sfavillar di sorrisi , su quel volto dapprima turbato e incerto. La Principessa si ritirò nelle sue stanze attendendo. Attese le lunghe ore come si attende la primavera, un giorno importante, meglio ancor il sogno interrotto , di cui ancora tanto vuoi capire. Non tardò il messo ad avvisar il Giullare , stupito e ben lieto si recò di corsa al palazzo. La Principessa l’aveva convocato, per il suo canto, che lui definiva stonato, ma da lei, di così tanta grazia vestita, aveva apprezzato da volerlo riascoltare.Il tragitto gli parve senza fine ,nel mentre pizzicava le corte del suo liuto, sistemava il copricapo a sonagli, ripeteva parole ad alta voce, come uno scolaro che va innanzi alla maestra , per dimostrar quanto ha appreso.

 

Giullare:"Dolci melodie.. o no no è causale.. Rime ed eleganza per voi Principessa.. no non va bene.. Sorrisi , sorrisi per voi Principessa, sono onorato .. no.. sorpreso.. no .. entusiasmato "

 

Raggiunse nel meriggio presto le porte del palazzo Fu annunciato al cospetto d'ella ch'essa adornata di fior di seta e dolcezza, negli occhi palese mostrava la sua frenetica voglia di capire ed ascoltare. Il Giullare si inchinò con grazia e riverenza innanzi alla Principessa. I due vennero cosi' lasciati , nella tranquillità di quella stanza. La servitù fu mandata in libertà con dolcezza e gioia dalla Principessa, non voleva che nulla assolutamente disturbasse, ciò che aveva domandato.

 

 

Continua

 


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scritto da Arienwen il venerdì, novembre 26, 2004,18:27

Principessa e Giullare


Il salone d'autunno era abbellito a festa per commemorare quel suntuoso evento, la Corte elogiava l'unione. La Principessa avrebbe detto il " si " innanzi ai commensali intenti a consumare cibo e vivande disposte ad ogni posto regale.Ghirlande colorate, candele tremanti sotto le piccole folate di vento, le tovaglie ben distese come una strada spianata, ricoprivano i tavoli, in circolo disposti. Il Principe questa sera, piu' fiero del solito, tanto altezzoso della sua conquista, di quell'impresa riuscita, di bianco vestito e di mughetto profumato. La favola che volgeva al termine. Lei, la Principessa, nell'abito nuovo e dorato, brillante sotto il riflesso della pallida luna, della nottata, come se le stelle le fossero state prestate per renderla assai splendente,avvolta nel dolce profum di vaniglia.
Le danze si aprirono, gli invitati si disposero ai loro posti, come tanti punti sulle proprie "i". Lentamente le porte si aprirono sulla destra, comparve il principe il passo spedito e fluido, un ghepardo scrutatore e tanto preda di un equivoco ancor non nato. Sulla sinistra con incerto e perplesso passo, come una farfalla non sbocciata, ancora larva di se stessa apparve la Principessa. Il suo bel fare tradiva il suo dire, così sognante in una favola non sua. Cordiali saluti vennero lanciati su ogni capo che si chinava al loro passaggio. La mano destra ,bianca e sottile di lei, era appena posata nella sinistra ,di lui, erano unite fino all'arrivo al loro tavolo, posto appena in alto rispetto gli altri. Tutti si accomodarono inizio' la cena, ogni presente era preso nel suo ingurgitare, non si avvedeva degli sguardi avvidi del Principe ,di quelli assai lusingati della Principessa. La musica si fermò, un tintinnio animò la sala, passo aggraziato di colori vestito apparve il Giullare. Nella destra sosteneva il proprio liuto, plateale inchino fece davanti ai due regnanti.Nessun verbo fuoriuscì dalle labbra del Giullare, osservato come strumento di intrattenimento, dai commensali. Egli sollevò lo sguardo sul volto della Principessa. I loro sguardi si incrociarono , ella sorrise e chinò appena il capo, il Giullare fece tintinnare il capo da destra e sinistra per poi sorriderle....

continua..




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scritto da Arienwen il giovedì, novembre 25, 2004,22:45

Stravolgendo le solite favole, consone e dettate da perfezione,essa in realtà non esiste. La perfezione in cui la Principessa , dona il proprio amore , sbocciato come una rosa a prima veduta, al Principe. I due s'innamorano e vivono felici e contenti in un suntuoso castello. La mia favola non è lieta, lo è inveso opposto, la mia favola , annuncia con squillar di trombe che le vie son tante e la Pincipessa non ha il paraocchi come un mulo, dunque non s'avvede solo del Principe. Trova in esso , un sapor assai sgradevole di fierezza, esso vestito d'azzuro e con il bianco mantello, crede nel suo giusto ruolo. Per una volta non si farà scacco al Re, ma bensì alla Regina. Un Giullare, cosi' tanto umile e sognatore, può comparire , come un fil d'erba sbocciata sopra un terreno incolto ed arido. Le parole , assonanse di qualcosa di cosi' simile e vicino, compiranno, come un dardo leggero e silenzioso il cuor della Principessa, poichè ella assai consapevole, della futilità di tanta gloria, rimmarrà colpita dal tintinnio disinvolto del copricapo del Giullare, le melodiche parole, come fuoriuscite dal pizzichio delle corte di un'arpa...

 

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scritto da Arienwen il lunedì, novembre 15, 2004,15:44

Poesia incontra Moderno (terza parte)

Moderno , sfoggiava i nuovi abiti che gli donavano tanta sicurezza, potenza con il mondo intero, quell'attimo in cui sentiva il nuovo addosso. Poesia e Originalità discorrevano, senza accorgersi di lui, ancora no .

Moderno sollevò gli occhiali da sole firmati sul capo, i ricci capelli castani, smossi dalla gelatina, accolsero nella loro rete l'oggetto posato. Egli osservò la scenetta che si trovò davanti , Poesia e Originalità insieme felicemente insieme. Si avvicinò alle due fingendosi quasi commosso : -" Oddio che dolce scena , oddio che dolce scena , oh non fermatevi ragazze siete un tale dolce scena "- continuava a ripetere canzonatorio per poi scoppiare in una risata stridula. Poesia osservò quasi con compassione Moderno , alzandosi e facendo cenno ad Originalità di stare tranquilla che aveva già iniziato a tremare impaurita pronta per andare a nascondersi, ma Poesia sicura incrociò le braccia sul petto e proferì verso Moderno : -" Cosa vi porta tanto ridere?"-


Moderno lentamente calmò la sua risata per poi osservare Poesia e inarcare il sopracciglio sinistro sul quale un orecchino pendeva :-"E me lo chiedi? Ma guardatevi, cos'è una nuova fondazione " I matti all'arrembaggio"? Oh Oh scusate"- indietreggia gesticolando per poi esibire un buffo e stupido inchino- "con Te , Poesia , servono le buone maniere .."si raddrizzò e scoppiò a ridere di nuovo. Poesia , infastidita cercò di trattenere quel sentimento che sentiva dentro, che non comprendeva, la rabbia, alle parole di Moderno replicò :-" Bhe Voi potreste unirvi, da meno non siete Moderno, cosa vi fa creder tanto superiore? Ditemi, vi beffate di me , ma sono certa che se solo avessi un abito diverso e altri modi voi , sareste gentile e cortese nei mie confronti sbaglio?"- Si avvicinò di qualche passo a lui, osservandolo attentamente -" si potrebbe.. potreste fondere questo vostro fare con il mio"- .


Altra fragorosa risata di Moderno, distendendo il braccio sinistro spintonò Poesia , facendola indietreggiare e cadere addosso a Originalità , che infervorata ora iniziò ad urlare : - " Sei un omologato, classificato, senza cervello , dovresti nasconderti vergognarti."- quasi ansimando osservava Moderno , piena negli occhi prima limpidi e lucenti, ora accesi di un fuoco incandescente-" Tu sei la figura meschina e oscura che offusca ogni semplicità, rendendola inutile, falso , smetti di recitare la tua parte stabilità prova a vivere"- Moderno restò silente sghignazzando alle urla di Originalità, poi sistemandosi gli abiti alzò lo sguardo , gelido e sicuro , ancora :- "Tu sei tagliata fuori da questo e stai lottando per entrarci, questa vostra rivolta, non servirà a nulla assolutamente. Siete due pazze soltanto, pensavo gli rinchiudessero, ma a quanto pare voi restate a piede libero, mi fate venire il mal di testa"- sbuffò massaggiandosi la fronte-"Ma io dico perché vi scaldate tanto , rassegnatevi a questo ruolo mediocre che vi appartiene, la vetta e troppo difficile da scalare per due pulci"-

Poesia l'osservava e cercava di calmare Originalità che indignata prese ad andare via. Restarono loro due , come al primo incontro Poesia e Moderno a confronto, ora lei voleva vincere quella cupidigia. Sospirò poi tranquilla parlò :-"Non capisco, cosa vi hanno fatto per essere così"- si avvicinò a lui tendendoli la mano benevolmente -" smettete di criticare per una volta Moderno, credo che bisognerebbe ricominciare, forse Voi non avete capito, non giudico, ma voglio imparare lasciatemi capire da Voi"- Moderno diffidente l'osservava, alzo le sopracciglia cinico , per poi prendere la mano calda e delicata di Poesia nella sua . Un sensazione strana lo pervase ,muto come una tomba restò per alcuni minuti :-" Sei testardamente , decisa, perché vuoi cambiare qualcosa che è nato così , niente mi è stato fatto, figlio di quel che è progresso e possibilità, sono uscito così, sei tu che sei fatta di forma diversa"- Poesia continuò allora , speranzosa forse di averlo addolcito :-" Questo non volete capire io non cambio, affatto, ma apprendo , e insegno a Voi che non si deve differenziarsi per aspetti esuberanti oppure vestiti firmati , come vi stesso mi diceste la prima volta. Ci si distingue per quello che c'è qui "- ella allungò la mano sul petto di Moderno posandola sul cuore. Moderno iniziò a sentirsi in imbarazzo e confuso. Lasciò la mano di Poesia bruscamente , per poi allontanarsi :-" Siamo due mondi , troppo diversi e lontani, non ostinarti a unirli non si può"-

Dopo quelle parole sparì , sotto lo sguardo di Poesia che scotendo il capo restava ferma immobile. Non si incontrarono mai più, non come quel giorno, poiché finché ci sarà l'esuberante ambizione nel fare di Moderno, Poesia non potrà nemmeno con le più dolci parole farli capire che il vecchio e il nuovo, non sono divisi, l'amore e vivere sono alla pari.

Fine




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scritto da Arienwen il sabato, novembre 13, 2004,14:08

Poesia incontra Moderno ( seconda parte)

Le parole di Moderno erano, come sentieri tortuosi, percorsi e valutati attentamente , da Poesia. Ella dopo aver versato lacrime, per la consapevolezza che aveva appreso, quei cristalli puri , fuoriusciti dai suoi occhi, vennero conservati , tenendoli come dolce ricordo di una crescita ch'ella aveva voluto. Tutto quell'amaro e gelido parlare , di Moderno la demoralizzò inizialmente , ma dopo la rese partecipe di un'avventura tutta sua. Poesia decise che l'avrebbe ritrovato e ribadito il suo pensare, come una combattente che impugna certa la sua spada, lei era pronta ad usare tutte le rime e metriche, per farli comprendere che ciò che Moderno andava ad affermare , era solo un falso.
La pioggia ricadeva dal livido cielo, ricoprendo di luccichii tutto ciò ce bagnava, Poesia così coccolata, da ciò ch'osservava ,sfiorò il pensiero di un cambiamento, nella mente sua restava , trovare Moderno. Era certa di poterlo riconoscere, avrebbe visto subito un riso di scarno distendersi, quando si sarebbe soltanto palesata.
Vagò per lungo tempo fra le strade , sconosciute, la impaurivano, ma allo stesso tempo era affascinata e cercava di capire tutti i simboli e bandiere che scorgeva, tutte le varie sottili e quasi del tutto invisibili, crudeltà che avvenivano intorno a lei. Poesia rimase quasi spaventata, vide scacciare , come una mosca fastidiosa, ripudiata come una figlia indegna del proprio padre, una ragazza, ferma ad aspettare vicino ad una casa. Ella fu molto diffidente con Poesia che senza indugio le si avvicinò e la mano destra porse : -" Cosa mai hai potuto fa per meritare tutto quell'urlare "- senza pensare a convenevoli disse , Poesia, così tanto inorridita da ciò che aveva visto.
La ragazza borbottò , mentre con le braccia la vita si stringeva turbata :-" A te cosa importa? "- Osservò Poesia -" Ora capisco anche tu sei una di quelle che vengono, messe da parte, non omologate "- Le sfugge un mezzo sorriso -" Questa civiltà fa veramente schifo, non lo dico perché non vengo accettata, affatto, per nulla, no no "-
Poesia sorrise e sospirò per poi dirle : -" Poesia mi chiamo, vi prego non ridete, so bene che vi parrà schiocco"- Avvicinandosi a lei l'osserva, in tutto quel sfavillare di spille e colori, la particolare luce , viva che brilla negli occhi della ragazza-" Chi siete , se non abuso, il vostro nome ?"-
La ragazza , sorrise , quasi benevola :-" Ori..Originalità"- si rassetto i capelli con le sottili mani, per poi rimanere ben meravigliata dell'abito e il parlare di Poesia -" perché mai dovrei trovarvi sciocca, non lo siete, ma lo sono ancor più coloro che non comprendono , la fantasia e la diversità che rende ognuno di noi, unici , semplicemente esseri capaci di sognare e manifestarlo in ogni maniera diversa"- tossì-" Poesia dimmi di dove sei?"- Si era creata un atmosfera assai piacevole che Poesia , non aveva ancor provato , in questo suo viaggio, sorride così dolce e radiosa : - "Da un luogo ben diverso da questo, ove le rime dolci e cantano di mille elogi, a volte piangono di dolor o d'ira, ma son espresse con la grandezza del cuore"- Originalità l'osservava quasi incantata e parlarono per ore sotto la pioggia , che pareva contornasse il loro incontro.
Originalità esordì felice :-" Poesia saremo sempre unite vero? Mi toccate nel profondo quanto nessuno aveva mai fatto, e io ne sono felice"- prese la mano di Poesia che rispose : -" Originalità, come potrei non apprezzare chi vuole comunicare, è ciò che vorrei far capire, ma qui non vogliono udire, due voci saran meglio di una"-
Intanto da lontano , con un lento passeggiare, or che la pioggia era finita, sbucava Moderno…


Fine seconda parte










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scritto da Arienwen il giovedì, novembre 11, 2004,19:41

Poesia incontra Moderno(Parte Prima)

Si staccò un dì, dalle rime, che le sconsigliavano di viaggiare e scoprire quello che fin ora erano riuscite a camuffare. Rima baciata le disse :-" Non andar ad udire, non c'è nulla da capire"- Testarda e spinta da curiosità Poesia , non le diede attenzione, prese con se il suo abito più bello adornato di fantasia e sentimento, nel suo bianco candore di usignolo , con allegria si avviò oltre quelle bianche pagine che sempre la hanno coccolata. Scese dalla copertina prendendo forma di giovin fanciulla dal limpido sguardo e il viso perlato, orgogliosa di questa sua avventura e desiderosa di capire. Iniziò a vagare per il loco che non sapeva cosa fosse, pieno di vetrine e luci colorate. Gente che le passava accanto e rideva, ed ella ad ognuno contraccambiava, seppur in fretta essi s'allontanavano, un sospiro e uno sguardo le rubavano.Vari nomi lesse su insegne colorate e poste, sopra l'entrata d'ogni stanza che era guarnita d'oggetti, d'ogni uso e desiderio. Su una panchina fredda e gelida vide seduto , gonfio in petto e fiero Moderno. Ne fu subito incuriosita e ad esso si avvicino. Sorridente e ingenua come una goccia che dal ciel discende e si va a posare lenta, si sedette al suo fianco osservandolo come una preziosa creazione , dalla quale tutto voleva apprendere. Moderno , preso dal suo esuberante fare, non degnò Poesia d'uno sguardo, restando diritto, seduto , pieno del suo esser con sguardo fisso di fronte a se. Poesia tossi timidamente e sorrise ancora per poi gettarsi in avanscoperta, come un cerbiatto che finito l'inverno esce dalla sua tana, troppo fremente di curiosità. Un tono soave fuoriuscì dalle sue labbra:-" Perdonatemi, impertinente mi presento, Poesia, mi chiamo"- l'osservava seppur voltato continuò il suo dire :-" Lieta mi farebbe far la vostra conoscenza. "- Moderno non le diede attenzione, per alcuni lunghi minuti regno l'indifferenza che lo distingueva, infine si voltò osservò da testa a piedi Poesia e rise di lei. Un tono freddo e cinico vibrò subito dopo :-" Poesia?"- rise ancora- "Sei forse mascherata per una festa, buffo modo di conciarsi , non credevo ci fosse gente, che ha il coraggio di indossare quelli stracci"- poi il suo sguardo si fece serio e fisso Poesia negli occhi - " Parlate come un dizionario Bella , siate più spicciola, comunque piacere sono Moderno"- Come degli aghi di ghiaccio fissati su un soffitto divennero le intenzioni di Poesia, che basita continuava ad osservarlo, ma caparbia di nuovo gli si rivolse -" Felice di far la vostra conoscenza"- chinando lievemente il capo riverente-" perché mai mi domandate se son mascherata? E' forse brutto il mio abito o buffo il mio fare?"- non spostò lo sguardo da lui, desiderosa di risposte e infondo fiera di aver colto la sua attenzione. Moderno rise nuovamente , come divertito dal parlare di Poesia, per poi voltarsi del tutto verso di lei, posare il braccio destro sulla spalliera della panchina e spingersi in avanti bisgliandole : -" Se siete una drogata e cercate soldi , bhe avete sbagliato , non ho pietà per chi non sa aver gusto"- Sospiarando l'osserva attentamente -" Siete troppo antica nel parlare, tutti questi termini nessuno gli usa più , ed il vostro vestito non è alla moda, da dove siete scappata?"- Negli occhi color del ciel primaverile di Poesia , apparve il dispiacere e la delusione , mormorò confusa :-" Drogata? Cosa vuol dire"-portando la destra alla bocca per poi farla scivolare sulla guancia a spostare i fili dorati delle sue chiome-" Non capisco di cosa parlate, questo è sempre stato. Non sapete cosa sia il sentimento , profondo dell'anima, il voler comunicare liberamente quel che dentro fa vibrare e scuote tutto l'esser ?"- La mano di Moderno si posò sulla spalla di Poesia come a scuoterla:-" Siete forse uscita di testa Bella, sentimento? A questo mondo bisogna prevarica, riuscire ad apparire ed eguagliarsi alle masse, detenere beni costosi e farseli invidiare."- sospira per poi voltarsi dal lato opposto-" Quel che dici non esiste, si vive per sentirsi solo dire quanto si è migliori, null'altro,non ci sono ne bontà e ne gentilezza, solo fredda potenza e fama"- A quelle parole Poesia non trattene un gemito di delusione, che profonda le aveva solcato il cuore , adagiandosi al suolo come una foglia secca. Ella si drizzo , per poi alzarsi e rassettare la veste :-" Dovevo badar a cosa le rime dicevan su mondo da scoprire, freddo gelido cubo di ghiaccio e diventato, il mio animo ne è rammaricato"- sospirando indietreggiò qualche passo-" Credo che non mi debbo scoraggiare, il mondo può migliorare , forse non è tutto da gettare"- sorridendo-" Spero a presto Moderno, poiché del sentimento voglio parlarvi, per farvi ricreder sul mondo che par circondarvi"- Ella si allontanava , vagando ancor assorta sulle parole dette da Moderno, che scotendo il capo ancora rise, non capendo quello che Poesia diceva, borbottò fra se e se soltanto -" Quanti matti vengono liberati. Poesia e sentimento e cos'è?"-

Fine prima parte
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scritto da Arienwen il sabato, luglio 31, 2004,15:32

oo<< .....GIULIETTA - Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?Ah, rinnega tuo padre!…Ricusa il tuo casato!…O, se proprio non vuoi, giurami amore, ed io non sarò più una Capuleti!

               ROMEO (Sempre tra sé)Che faccio, resto zitto ad ascoltarla,oppure le rispondo?…

              GIULIETTA Il tuo nome soltanto m’è nemico; ma tu saresti tu, sempre Romeo per me, quand’anche non fosti un Montecchi. Che è infatti Montecchi?…Non è una mano, né un piede, né un braccio, né una faccia, né nessun’altra parte che possa dirsi appartenere a un uomo. Ah, perché tu non porti un altro nome! Ma poi, che cos’è un nome?…Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome? Così s’anche Romeo non si dovesse più chiamar Romeo,chi può dire che non conserverebbe la cara perfezione ch’è la sua? Rinuncia dunque, Romeo, al tuo nome,che non è parte della tua persona, e in cambio prenditi tutta la mia .. >>oo
 
La casa  vuota, mi pareva un sogno sapere di poter stare con i miei pensieri almeno oggi. Mi son svegliata allegra, messo il cd degli articolo nel pc, sistemavo casa e canticchiavo. Un infelice idea mi è venuta , pulire la tastiera .. Ma perchè? Non funziona piu' mi accontento del portatile dei miei sperando che all'arrivo di lui, me la sappia aggiustare. Odio questo portatile, è scomodissimo. Un sogno mi ha portato Mofeo ingannatore, questa notte,perche' mai tutto quel parlare, che non comprendo, ci ripenso e non do senso a quelle parole. L'innata e eccessiva sincerità della notte, hai voluto punirmi? Aspetterò un altro sogno per capirne qualcosa...
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scritto da Arienwen il martedì, luglio 13, 2004,21:01

"Vieni e scegli quella che piu' ti aggrada.
Essa sarà tua finchè lo vorrai, l'amerai e infine disfatta la getterai.
Tonerai qui a sceglierne una nuova, magar migliore di quella di prima!"


Un soleggiato pomeriggio, nel familiare prato, una Bambina gioca allegra. Fra le paffute braccia stringe la sua adorata Bambola. Seduta sulla comoda seggiola, di vimini intecciata , nella sua piccola sala da the' ricostruita. Tiene sulle ginocchia la Bambola osservando il viso foderato di tessuto, l'accarezza con le dita, mentre la voce fioca, rivela ogni cosa. I suoi timori e le paure riservate alle variegate cose. Bambola associata come un amica speciale, tenuta per mano mentre cammina, riposta con cura accanto sotto le morbide coperte, a vegliare sul suo sonno.  Bambola , cucita e rifinta con merletti e organze. Dentro i suoi  occhi di nera plastica, si riflettevano le risa infantili  che le donava vita. Dimentica presto la Bambola fù, la Bambina perse interesse , nulla le raccontava più.  Dimenticata ed abbandonata si limitò ad osservare , fra le sue pezze la Bambola, cosciente di rinchiudere dentro di se mille segreti , considerati rari come tesori. Osservava le altre creature , intente a superarsi e alternarsi, giudicare e disprezzare, ammirando solo la propria bravura. Le creature emarginarono la Bambola, crearono illusioni , deridendola mentre le osservava svanire. Rinchiudeva comunque nei suoi occhi ogni sorriso , la Bambola apprezzava ogni gesto. Un  Bambino prese la sua mano, portandola in luoghi nuovi e modi nuovi di vedere la vita .Il Bambino allegro e docile, ripulì il viso della Bambola dalla povere che le sconfitte le avevano lasciato, apprestandosi a pettinare i finti capelli a sostituire gli abiti laceri con vesti suntuosi . Un sogno le parve alla Bambola,Principessa si sentiva, in un regno tutto nuovo,  nel suo cuore di pezza provò l'amore. Ben presto fu derisa nuovamente ,  impossibile doveva essere, convinceti creature la indussero ad abbandonare.  Il Bambino la cercò, ma non spinto dall'amore e nostalgia, solo perchè il suo giocattolo era sparito, nulla oltre ad orgoglio uscì dalle sue labbra. La Bambola nascosta ascoltava, comprendeva come aveva ofuscato il suo ruolo. Ben presto il Bambino scordò la Bambola, sostituendola con nuovi giochi ed avventure, nuove Bambole presero nuova collocazione ed arrichirono la sua bacheca. La Bambola osservava, delusa e avendo scoperto l'amara verità, si mise in viaggio, alla ricerda della Bambina. Preoccupata di rimembrarle che non vi sono Principi e fate..

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scritto da Arienwen il lunedì, febbraio 23, 2004,13:04

Tratta da uno dei racconti di Tolkien ....

 

La storia di Nimrodel


Elfica fanciulla d'un tempo passato,
Stella che brilla al vento,
Bianco il suo mantello e d'oro bordato
E le scaroe grigio argento.
Una stella sulla sua fronte,
Una luce nei suoi capelli,
Il sole brilla tra le fronde
A Lórien dei giorni belli.

Lunghi i capelli, bianca la pelle, chiara la voce
Della libera fanciulla volante
Nell'aria e nel vento come luce veloce,
Come sul tiglio foglia vibrante.

Nel Nimrodel fra le cascate
Dalle acque chiare e spumeggianti
La sua voce come gocce argentate
Squillava tra i flutti scintillanti.

Nessuno sa per quali alti valichi
Se all'ombra o al sole ella errando vada,
Perchè Nimrodel smarrita in tempi antichi
E persa fu nei monti e nella rugiada.

Nei rifugi oscuri la elfica nave,
Sotto il riparo del monte,
Da giorni e giorni l'aspettava
Nelle rugenti acque profonde.

Un canto al Nord si levò di notte,
Ululava e gemea,
E trascinò via dai porti le navi a frotte
Nella potente marea.

Pallida venne l'alba e le terre fuggivano.
Grigio svaniva il monte
Oltre le grandi onde che violente muggivano
E spumeggiavano sino all'orizzonte.

Amroth le spiagge ed i lidi mirava
Oltre l'onda sollevata,
Odiando la nave infida che l'allontanava
Da Nimrodel la sua adorata

Egli Re Elfico anticamente era,
Signore d'albero e di radura,
Quando d'oro brillavano i rami in primavera
A Lothlórien la pura.

Lo videro balzare dal timone nel mare
Come la freccia dalla corda tesa,
E nelle acque profonde nuotare
Come il gabbiano sull'onda protesa.

Il vento impetuoso nel fluente capello,
La schiuma lo avvolgeva tutto,
Lungi lo videro possente e bello
Attraversare il flutto.

Ma da ovest non è giunto messaggio
E sul vicino lido incantato
Gli Elfi nulla sanno del viaggio
Di Amroth loro re adorato.

 

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